Episode 2

Drone

15/02/2019

Io ci provo.

D’altra parte l’avevo detto che una mia continuità nella scrittura sarebbe stata alquanto improbabile. Stavolta scrivo su un mezzo alquanto atipico per il “me” degli ultimi anni: un iPad.

Un iPad??!

Io?!!

Ebbene sì, ma c’è un motivo. Ho finalmente compiuto un passo per il quale avevo la gamba tesa già da molto tempo, ma c’era sempre qualcosa che mi tratteneva. Sembra che chissà cosa stia per dire, invece no, ho semplicemente acquistato un drone. E che c’entra il drone con l’iPad? Bene, è presto detto: ho affidato a questo simpatico aipaddino il compito di mostrarmi su uno schermo “grande” ciò che il piccione vede da lassù. Il discorso drone per me è abbastanza delicato. Molti (ma anche tutti) sanno che una delle mie malattie sono le nuvole ma, se vogliamo, questa “fissazione” è strettamente connessa al concetto di “altezza” o, se preferite, altitudine, quota, insomma ci siamo capiti. Per questo guardare le nuvole dall’aereo rappresenta per me una sorta di estasi, di momento catartico, di Nirvana, come vi pare. Ah, per inciso, motivo per il quale ci sto mettendo due ore a scrivere queste poche righe: ogni tre secondi cerco di guardare fuori dal finestrino; ho il posto sul corridoio e questa cosa mi fa alquanto rosicare. Perché starei scrivendo altrimenti, invece di avere lo sguardo fisso fuori? Beh, per tanti anni ho scritto senza guardare la tastiera del portatile; in autobus, in treno, all’università… lo farei anche ora, se avessi un portatile. Ma devo dire che, nonostante lo schermo di questo tablet sia piccino e le mie dita siano sempre le stesse, la digitazione risulta piacevolmente scorrevole. La mancanza di un feedback tattile, tuttavia, si fa sentire.

Ma si stava parlando d’altro.

Ci sono tre aree della fotografia che mi hanno sempre affascinato: il time-lapse, l’astrofotografia e la fotografia aerea. Ho sempre provato un forte senso di stupore nel guardare dall’alto, sin dalla prima volta che ho preso l’aereo, a 16 anni e, dopo un lunga pausa, dalla seconda in poi, fino ad arrivare ad oggi. Sempre col naso in giù, sempre quasi a commuovermi per la bellezza delle nuvole e per il fascino della Terra vista da qui. Col drone magari non arriverò alle nuvole, ma guardare il fianco di una montagna, un bosco, una scogliera dall’alto verso il basso mi fa sempre un certo effetto. Bisogna poi dire che non l’ho certo preso soltanto per “giocare”, anzi. Ma mentirei se dicessi che non c’è una grande parte di piacere personale nello spararlo in aria e mandarlo in giro.

Le prime due volte che l’ho mandato in giro ho estrapolato, tra le cose, queste tre clip:

Per citare il caro Dagnele“È come un cagnolino, però vola”.

Volevo familiarizzare il prima possibile con i comandi in modo da non dover perdere troppo tempo a imparare e poter passare direttamente all’osservare. Difficile descrivere l’emozione del vedere il paesaggio scoprirsi mentre la telecamera avanza, gli alberi scorrere in basso, le texture delle rocce… finalmente ho aggiunto un tassello che mancava al mosaico delle sensazioni meravigliose che la fotografia è riuscita a regalarmi negli ultimi 5 anni, che spero non cesserà mai di estendersi e colorarsi. Non ho mai collegato questa mia così forte passione per la prospettiva aerea a qualcosa in particolare, sicuramente si contrappone alla mia fobia del “non sapere cosa ho sotto i piedi”, della “profondità”, anch’essa non riconducibile a fatti o eventi noti. In molti dei miei peggiori incubi sono in acque profonde e non vedo nulla intorno a me, non ricordo di aver mai avuto brutti sogni ambientati “in aria”. Dunque io sono “qui”, in mare, e ho una paura maledetta di non sapere cosa c’è sotto i miei piedi e, per contrapposizione, sono qui, in aria, e non riesco a smettere di guardare in basso. Non importa quale sia la distanza dal suolo, non riesco a smettere di essere calamitato a esso con lo sguardo; mi basta non vedere il fondale, pur toccandolo con i piedi, per sentirmi terribilmente a disagio, ma posso stare km e km in aria e stare con lo sguardo fisso verso il basso e l’attrazione per lo spettacolo che ammiro sarà sempre superiore rispetto alla paura.

Sto scrivendo questo testo mentre ascolto la mia musica preferita, mentre volo verso la Scozia, per la terza volta nella mia vita, secondo viaggio a tema “paesaggio e natura” con Fortunato.

Questo viaggio per me ha diverse finalità. Prima di tutto “lavorative”: di base non stiamo andando a pettinar le bambole. Poi c’è una sorta di funzione catartica, il bisogno di farmi una scorpacciata di natura incontaminata con possibile indigestione e, infine, quello di fare l’esatto opposto con l’alimentazione, cioè di depurarmi, di rafforzare un po’ le fondamenta di un processo già iniziato che andrà avanti e mi porterà presto a poter nuovamente zompettare felice su scogli e rocce.

Spero di trarre molti benefici da questi giorni di…
Ok, ho visto cime innevate dal finestrino e mi sono assolutamente e legittimamente sentito in dovere di rompere le balle alla coppia di scozzesi seduti accanto a me per poter scattare una foto al volo con la compatta, impostata ad minchiam. Se è uscito qualcosa di buono la metto qui sotto.

Dicevo: spero di trarre molti benefici da questi giorni di Scozia, così come molte belle foto e qualche kg in meno. Poi c’è un’altra cosa della quale volevo scrivere ma mi sta troppo a cuore per infilarla in un discorso riguardante un argomento che mi sta a sua volta a cuore.
Credo tuttavia che sia giunto il momento di tirarla fuori, quindi è probabile che ne parlerò a breve. Chissà, magari stavolta riesco a scrivere più frequentemente.
Chissà.

09/03/2019

È particolare il fatto che abbia scritto questo post il 15 febbraio, in aereo, trattandolo come se fosse cronologicamente pronto per la pubblicazione. A questo punto potrei proseguire e aggiungere esperienze, riflessioni, considerazioni su questi giorni all’insegna della pioggia, del vento, dell’inesauribile spettacolo della Natura e bla bla bla, ma non lo farò.

Mentre scrivevo questo post avevo delle aspettative riguardo il ruolo del drone in questo viaggio, aspettative che sono state inizialmente scoraggiate e poi, in seguito ad una bella presa di consapevolezza, discretamente soddisfatte. Dato che di drone si parlava e di drone si parla e che durante la mia permanenza in Scozia gli ho tirato giusto un po’ il collo e ho anche rischiato di perderlo (massì), lascio una piccola anticipazione di ciò che arriverà nei prossimi mesi, in attesa del prossimo dronaggio.

Chissà, magari questo pomeriggio stesso.

Cheers

P.s. questa non c’entra niente, è solo un selfie deficiente.

P.p.s. questo invece è un selfie più raffinato.