Episode 0

Mediterranean Majesty

Hello folks!

Questo è il mio terzo tentativo di “tenere” un blog. La prima volta è stata durante il periodo delle scuole superiori. Mi divertivo, con alcuni compagni di classe, ad inventare storie stupide e a scattare foto imbecilli con il telefono, un Nokia 6600; a modo suo, era già un primo approccio al “reportage” (reportage di guerra, nella fattispecie). Il secondo tentativo risale a circa 10 anni fa; avevo una fotocamera compatta Nikon, fotografavo cose e, per un breve periodo, ho provato a condividerle tramite Tumblr. Non avevo un’audience, almeno non credo, né la minima pretesa di costruirmela. Ero molto didascalico, quasi telegrafico, mi interessavano particolarmente i momenti, per quanto non li sapessi comunicare. Poi, nel 2013, ho iniziato a scattare con un mezzo più tecnologico e professionale, a “imparare l’arte” e metterla da parte e, da lì, ho intrapreso la strada che sto tutt’ora percorrendo. Ma niente blog.

Ho provato, in maniera incostante, a tener su il mio profilo Instagram, esistente dal 2010, ma non sono mai riuscito ad essere costante. Forse anche questo può figurare tra i tentativi falliti di tenere un “blog”.

Perché questa premessa?

Probabilmente per distruggere qualsiasi tipo di aspettativa da parte di chicchessìa. Non ho un’idea ben precisa di cosa questo spazio andrà a contenere né mi sono posto il problema.

Principalmente storie (o “stories”, if you prefer), dietro le quinte di video, progetti, esperienze varie ed eventuali e, perché no, foto, album, mini-racconti fotografici, esperienze e, perché no, tutorial, recensioni… non ho ancora pensato ad una categorizzazione, non fino ad ora, mentre scrivo. Mi è capitato molto spesso, finora, di scrivere per scopi terapeutici; per “curare l’anima”, diciamo. Ci sono stati molti momenti, molte situazioni nelle quali ho sentito il bisogno di spremere i miei pensieri e le mie sensazioni su un foglio di carta (o, più raramente, di spararle sullo schermo del computer); forse questo è uno di quei momenti, forse è per questo che sto scrivendo questa inutile premessa. Forse ho bisogno del momento catartico, di depurare il cervello per far spazio a nuovi pensieri, di aprire le finestre per cambiare aria lì dentro.

Il titolo di questo post non è casuale: Mediterranean Majesty. Nome di un importante progetto che ho finalmente portato a termine. Un video paesaggistico realizzato con tecnica time-lapse dedicato alla bellezza e alla maestosità e bla bla bla. Se state leggendo questo post, probabilmente conoscerete già questa “prefazione”. Mediterranean Majesty è la chiusura di un capitolo della mia vita. È un importante punto di arrivo, a livello professionale e personale, un’occasione di crescita, uno spunto a migliorare, a dare sempre il massimo, sempre di più. A non tenere nulla per sé, a spremersi fino all’ultima goccia, come ho sempre cercato di fare. Eppure, se sto scrivendo, qualcosa questa volta non è andata “come al solito”, perché per la prima volta ho rischiato di essere sopraffatto da una creatura che io stesso ho generato.

Aver pubblicato questo video ha, per me, una duplice valenza: se da una parte è il raggiungimento di un picco importante di quella montagna che è la crescita professionale di un individuo, la cui vetta è sempre velata da una spessa coltre di nubi, dall’altra è una vittoria su me stesso, sulla mia perenne insicurezza e su tutti i dubbi che ho avuto negli ultimi anni.

È una piccola rivincita che mi sono preso sui molteplici progetti che ho intrapreso e poi abbandonato e, allo stesso tempo, un urlo di incoraggiamento per quelli in corso, che non ho il coraggio di lasciar andare (e che, se uscirò vincitore, finiranno probabilmente qui, in qualche modo).

Insomma, terminato il pippone vi vorrei parlare un po’ di questo proget… no.

Ne ho parlato abbastanza.

Qualche significativa foto di backstage ve la lascio, il link al video ve lo lascio, perché no, ma questa, in fondo, resta solo un’introduzione.

L’introduzione a questo spazio, che vorrei evitare di chiamare “blog”, motivo per il quale mi sforzerò di trovargli un nome più consono; l’episodio zero, se vogliamo darci un tono e ragionare per “episodi”. Sto scrivendo mentre è già in corso l’episodio 1.

E niente, la chiudo qui, di botto.

Cheers.